L’ombra.

ombra con statua

Impressionato dall’ombra, un’avventura, parole parole quante catene ancora da scatenare, legacci che sembrano insbrogliabili, l’intuizione fiuta l’ombra, valla a capire, per fare ombra ci vuole una luce, al buio non c’è, una base di partenza, sul limite il nome è forma, quindi se è forma non è nome ed il movimento riprende verso il limite opposto del fenomeno, nel viaggio il nome non è forma ed ecco apparire l’ombra.

Un’ombra in altalena tra due poli, l’ombra di me stesso si può dire, hanno già scritto molti sull’argomento, dimentichiamo tutto e ricominciammo dall’inizio.

L’ombra del nome, il cognome, potrebbe essere il padre che l’ha tramandato, in questo caso non è perché è morto ed i morti non lasciano ombra, sotto terra c’è un buio, una copertura da buttare, vestito dopo vestito potrebbe esserci un’ombra nuda, la mia ombra, la figura al centro del mondo, è buio e siamo la stessa cosa, non si vede niente ma si può immaginare un uomo nero, senza ombra, inizia a sorgere il sole e l’ombra si stacca e si allunga, potrebbe essere il cazzo, forse col giorno ha visto una bella figa, sentito l’odore, una scopata figurata con la propria ombra, potrebbe essere un’idea.

L’ombra è maschio o femmina? Bella domanda, la parola è di genere femminile ma la si potrebbe definire neutra perché anche le donne fanno ombra ed in questo caso, la femmina non è maschio, sarebbe maschile, per il momento ne maschio ne femmina, lasciamo in sospeso. Il corpo davanti allo specchio riflette se stesso, sull’acqua la figura dove annega Narciso, sul terreno o contro un muro anche ma è più o meno grigia, l’uomo nero, il babau dei bambini, il cazzo, accostamenti del cazzo all’ombra, la negazione del corpo, la trascendenza di Kant, un’altra ombra, questa solo immaginaria che non esiste in realtà, quindi non è, un altro abito da buttare quindi facciamolo subito.

ombre con scacchi

La scala cromatica dal bianco al nero, le sfumature del grigio in crescendo, al nero si fermano e tornano indietro, nel cerchio i limiti sono zero e trecentosessanta quindi il bianco è zero, non esiste oppure non è forma quindi è nome allora bianco è solo un nome ed il nero la sua forma e si può dire il contrario perché quando è nero non è bianco. Bianco e nero sono nomi applicati ad un’unica forma, nella logica del bene e del male uno è bene e l’altro male, infatti il cazzo come nome è considerato una parolaccia ed una cosa sporca come forma, almeno dai maschi non ricchioni come ci hanno insegnato da bambini, questo è un nodo duro da sciogliere ma facciamo come se lo avessimo già fatto ed andiamo avanti. Nei fatti nessun uomo è puramente bianco o puramente nero quindi nella realtà fisica esiste solo la scala dei grigi, la forma, i limiti sono parole significate per convenzione, se all’inizio del linguaggio ci si fosse messi d’accordo di chiamare bianco il nero il nero sarebbe stato bianco, questo non è stato ma è da tenere comunque in considerazione, una probabilità tra le tante in via di accertamento.

In fisica i limiti sono tempo, un punto zero d’origine, la nascita ed un punto C due di termine che nel cerchio coincidono, in questo caso la morte. Qui il babau si vede chiaro, l’associazione è evidente, il nero è un morto, quindi un negro tenendo presente che sul limite è solo nome, una convenzione.

Convenzione non è quindi buttiamo anche la paura della morte o dell’uomo nero, adesso l’ombra è quasi nuda e si può cominciare a dialogare con lei o con lui, maschio, femmina o neutro che sia.

Una notte di noia qualsiasi comodamente seduto alla macchina da scrivere ad ascoltare la propria l’ombra raccontare una favola.  

Sul ring scontro all’ultimo sangue tra un bianco e la sua ombra

Volano i cazzotti, ganci, uppercut, diretti

I corpi tumefatti di lividi

Brividi

Mentre nel latrare della tifoseria si alza il sipario.

 

ombre

Il superuomo di Nietzsche che trascende il limite finale del fenomeno è un morto, un negro, quindi anche il negro dello zar, si tratta di morti, un supernegro e tutto ciò esprime la figura di un cazzo, l’ombra di un cazzo.

Canone capriccioso, adesso viene fuori la figura dell’assetato inserita in quella di Prometeo incatenato alla rupe del Caucaso, alla rupe del cazzo?…incatenato, assetato di libertà, davanti alla bocca una figa sbrodolante dal pronunciato profumo che tutti conoscono bene, e lì a pochi centimetri, dal buco esce un torrente impetuoso di vita, assetato più che mai allungo la lingua per berne almeno una goccia ma le catene resistono e la sete aumenta sempre di più.

Non è nei fatti, è nel linguaggio che è inserito il concetto di bene e di male, il cancro che sta uccidendo la natura. I giornalisti una volta si chiamavano pasquini o pasqualini, i passaparola e passavano pasquinate, dio è stato il primo a passare la parola ad Adamo, era anche lui un giornalista? Un supernegro! Col tramonto di Obama la causa si inverte in effetto ma questa è politica e comunque figure apparenti che coprono quelle reali senza sostituirle, andiamo ad intuito.

Cammino su una strada assiepata di gente, il traffico è bloccato per una manifestazione di animalisti che protesta per un leone liberato da un circo sorpreso a sbranare una gazzella. Gridano al tradimento e chiedono la soppressione immediata di tutti gli animali carnivori perché si rifiutano di pascolare erba e carrubi come fanno i vegani, tra i campanacci si sentono grugniti suini, ragli pietosi, belati singhiozzanti, lunghi muggiti sofferenti…la folla e gli automobilisti bloccati guardano increduli di tanta bestialità, i pasqualini riprendono e dirigono il concerto del gregge, passo l’intermezzo pubblicitario e continuando a ripetere non è nei fatti e nelle parole che lo devo fare entro con l’ombra che mi segue docile nell’antro del supernegro.

Il pennello del canone dipinge una grande stanza esagonale, alle pareti dal colore annerito dalla fuliggine della stufa accesa in un angolo sono appesi numerosi quadri non finiti o lasciati a metà, tutti rappresentanti figure di amplessi sessuali, scopate, inculate, pompini, orge multiple e cose simili, si direbbe lo studio di un pittore, infatti su un tavolo su un lato accanto ad una finestra ci sono tubetti di colore, una tavolozza che cola, vasetti vari e vicino un cavalletto con una tela appena iniziata di fronte ad un grande specchio ma sul letto matrimoniale sistemato contro la parete opposta c’è una chitarra elettrica, si vede l’amplificatore ed anche un sassofono seminascosto tra i libri su degli scaffali vicino alla posta d’ingresso. Un musicista dunque se non fosse che la presenza di una macchina da scrivere sul pavimento al lato della porta che dà nel cucinino tradisce anche la figura di uno scrittore. L’odore di trementina si mescola al profumo delle cipolle che stanno rosolando su una pentola sopra la stufa, uno stereo è acceso, si sente Woo Doo child di Hendrix a volume alto come una cascata che precipita dal soffitto dove è appesa una lampadina anche questa semiaccesa come nel Guernica di Picasso.

Di fronte allo specchio con un pennello in mano c’è lui, il supernegro ed è proprio un grosso negro, ben fatto, i lineamenti selvatici, un po’ invecchiato, qualche capello grigio, gli occhi slavati dall’hascisc ma ancora in splendida forma.

Ogni tanto lo vado a trovare, è il mio pusher, quando rimango senza per fare il pieno, è un tipo interessante. 

fiume

La caccia continua

 

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